Apprendisti

"La Città del Natale" - Teatro Olimpico di Roma dal 17 Dicembre 2010

Martedì 28 Settembre 2010 17:36

We are such stuff as dreams are made on.


 

 

Una favola per bambini di tutte le età. Una favola per tutti quelli che non hanno mai smesso di credere a Babbo Natale, impedendo così al proprio io bambino di perdersi in una realtà collettiva che rifiuta l’ accettazione generosa delle personalità di ognuno, uniche e splendide, sebbene non omologabili e “catalogabili”. “La Città Del Natale”, commedia musicale basata sul testo di Margherita Cordova, con le musiche di Fabrizio Murgante, le coreografie di Katia Nannavecchia per la regia di Paola Di Girolamo, nasce dall’ urgenza di raccontare che i regali di Natale andrebbero offerti a tutti i bambini del mondo: buoni e “dispettosi”, belli e brutti, ricchi e poveri, vivi e “non vivi”. Ed allora eccoci tutti quanti immersi, per novanta minuti circa, nella fantastica città di “Funtopoli”, abitata da piccole creature strane, sghembe, sgangherate e tuttavia allegre, divertenti piene di una gioia di vivere inusuale per chi è già “defunto” da un bel po’. In realtà si tratta di ragazzi e ragazze che cercano di ricreare il “loro” Natale, la loro occasione di sentirsi riamati e per rendere possibile tutto questo progettano il loro personalissimo 25 dicembre, in cui il rosso, grosso e rassicurante Babbo Natale, dopo avere portato la propria slitta in cielo dovrà scendere anche sotto terra, per portare i doni a tutti quelle creature di cui si è da sempre dimenticato.

Spiro Spirato, il buffo e tenero protagonista della nostra favola, decide allora di rapire Babbo Natale, lo reclude Funtopoli e si sostituisce a lui nella notte più attesa dell’ anno. Sarà lui a percorrere il cielo, la terra ed il sottosuolo, per non lasciare nessuno senza regalo. Ma il mondo dei vivi non accetterà passivamente il rapimento del suo rassicurante “ciccione” e metterà in campo tutte le sue forze (anche quelle oscure, rappresentate dall’ antagonista di Spiro, Sacco Almanacco) per fare in modo che tutto resti com’ è, che per un altro anno ancora ci sia il solito, scontato e deprimente Natale. Spiro, la sua amica Ermia, i suoi sgangherati aiutanti La, Pi, De (se due più due fa quattro mettete insieme i monosillabi e vedrete cosa ne viene fuori) lotteranno contro tutto questo, muovendosi tra scenari ora cupi ora sfavillanti, cantando e ballando su temi musicali di grande impatto e di immediata presa sul pubblico (usciti dalla sala sentirete un bisogno irrefrenabile di canticchiarli), fino a raggiungere il loro obiettivo; rendere tutti i mondi possibili un’ unica, immensa città del Natale”. E’ questo l’ augurio che la compagnia de “Gli Apprendisti Incantatori”, intende fare a tutti gli spettatori. Come sentirete dalla voce di Spiro: “Quest’ anno avrà il suo Natale anche chi non se lo aspetta”.

 

 

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Una giornata che non potrà essere una giornata qualsiasi. Un uomo che ha deciso di risolvere tutta la sua vita in un’ora e nel peggiore dei modi. La sua esistenza rassicurante e borghese distrutta dall’incontro con un alter ego che ha deciso di collocarsi ai margini per vivere la vita a modo suo, col suo tempo e soprattutto col suo spazio.

In "Lungo il Tevere" si dipana la vicenda di Gigi Cigno, scrittore di grande successo ma di scarso talento, e di Fede Er Selvatico, barbone geniale schiacciato dall’ossessione della scrittura, dalla quale riesce a liberarsi solo guardando gli astri, perdendosi nell’iperspazio e riconoscendosi “figlio delle stelle”.

Entrambi aspettano Barbara, l’amante di Gigi, l’ultimo ostacolo verso la loro definitiva liberazione: per Gigi, la momentanea fuga dal senso di colpa per continuare la sua vita di prima (commettendo, forse, gli stessi errori); per Fede Er Selvatico, la via d'uscita dall’illusione di diventare uno scrittore, per riprendere l’unico lavoro possibile per lui: quello del sognatore.

Una mattinata a Roma sulle sponde del Tevere che trascorre tra situazioni surreali, divertenti calembourd, dialoghi intelligenti ed arguti nel perfetto stile della commedia brillante. Questo è “Lungo Il Tevere”, atto unico liberamente ispirato a “Three One Act Plays” di Woody Allen, messo in scena dalla compagnia de “Gli Apprendisti Incantatori” con interpreti Michele FidatiFrancesca Sebastiani ed Aljosa Vella. Una divertentissima sospensione del nostro tempo, un quadro di comicità surreale che sovvertirà tutte le certezze sul senso dei rapporti umani, dell’ amicizia, della vita di coppia e della vita stessa: la presa d’atto che è presunzione credere che nelle vita possano esistere giornate qualunque.

 

 

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“L’Apprendista Incantatore”

di Felice Panico

Regia di Paola Di Girolamo

Con (in ordine alfabetico): 

Giuditta Battellini

Cosimo Errico

Michele Fidati

Andrea Fiorani

Fiorella Franco

Gino Matrunola

Felice Panico

Silvia Pernarella

Sara Scaramella

Francesca Sebastiani

Roberto Urrata

Aljosa Vella

 

Note di Regia

Felice Panico è  un giovane laureato in sapere e tecniche dello spettacolo che mira a fare il regista. Nel frattempo segue le mie lezioni di recitazione in qualità di allievo attore; e scrive. Ha già scritto cinque testi teatrali e me ne fa leggere uno: L’Apprendista, spiegandomi che è un testo chiaramente ispirato alla sua attuale esperienza d’allievo al Campus. La lettura del testo è agile, la comprensione è veloce. Panico non si preoccupa di rispettare un canone noto di composizione del testo teatrale, così il linguaggio scelto asseconda il susseguirsi veloce e frammentato di ricordi di vita vissuta al Campus ad astrazioni dalla realtà: ne risulta uno stile un po’ confuso ma curiosamente efficace. Immagina impersonificate figure quali il Teatro o il Futuro che gli parlano, oppure  lascia che prendano vita autonoma gambe, braccia o polmoni che denunciano una cattiva gestione delle loro facoltà e capacità da parte dell’apprendista…Eppure, anche se a tratti il testo tradisce la mancanza di esperienza professionale dell’autore, sembra uno spettacolo che è chiaro nella testa di chi scrive. Perché non provare quindi a lavorarci su? Perché, avendone l’opportunità, mancare l’occasione di capire se poi sia possibile davvero realizzare uno spettacolo che si crede di aver saputo scrivere?…Trovo tutto questo assolutamente pertinente gli studi da noi proposti ai nostri allievi.

 

 

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